domenica, 6 Aprile 2025
Luca Zingaretti, io padre di un figlio difficile

‘La casa degli sguardi’, tratto dal
romanzo omonimo di Daniele Mencarelli (Mondadori), è un felice
esordio alla regia da parte di Luca Zingaretti. E questo per la
bellezza della storia, la ricostruzione degli ambienti di lavoro
e, infine, per il suo non facile ruolo di padre amorevole e
triste di Marco, figlio problematico e poeta interpretato da uno
straordinario Gianmarco Franchini che già si era fatto notare in
Adagio di Stefano Sollima.
Il film, già alla Festa di Roma e poi al Bif&st e in sala dal 10
aprile con Lucky Red, parla di dolore, di lutto, ma anche della
capacità omeopatica di superare la sofferenza essendo
consapevoli che alla fine ci riguarda tutti, che è una
condizione umana possibile da vivere e da sopportare insieme
agli altri.
Marco, vent’ anni, dopo la morte della madre ha una sola
mission: distruggersi. Lo fa prima con la cocaina e altre droghe
e poi con l’alcool, unico suo sfogo la poesia.
Il padre, autista di tram a Roma, esattamente il 19, c’è sempre
per lui, ma è come impotente. Non sa come salvarlo. Alla fine
arriva per il ragazzo un impiego, addetto alle pulizie al
Bambino Gesù, dove Marco incontra un ambiente di lavoro ad alta
concentrazione romanesca, felicemente ricostruito da Zingaretti,
ma anche il dolore dalla parte più sbagliata: la malattia dei
bambini.
“È un film che parla del dolore, non in termini negativi, ma
come ingrediente necessario per la felicità, perché dolore e
gioia sono fatti della stessa materia – dice Zingaretti -, ma è
anche un film sulla poesia, sulla bellezza e sulla loro capacità
salvifica, che parla di genitori e figli e della capacità di
essere presenti, come atto di amore più puro”.
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