Dal Salesi di Ancona all’Uganda per operare bimbi e adolescenti

In dieci giorni hanno effettuato 70
interventi chirurgici a neonati, bambini e adolescenti
all’ospedale di Lacor, distretto di Gulu, nel nord dell’Uganda,
tra la seconda metà di febbraio e l’inizio di marzo. Sono i due
chirurgi Alba Cruccetti ed Edoardo Bindi del team della Clinica
di Chirurgia Pediatrica del presidio ‘Salesi’ di Ancona, diretta
dal professor Giovanni Cobellis, che da tre anni aderisce a una
campagna portata avanti da una onlus di Vicenza, Surgery for
Children.
    Per la prima volta in una struttura ospedaliera di quel Paese
hanno effettuato interventi con la tecnica laparoscopica
mininvasiva. “Da noi questa tecnica è stata introdotta anni fa e
ci sono state già delle evoluzioni tecniche e tecnologiche, in
Uganda tutto ciò è una novità assoluta, spiega Bindi, alla terza
esperienza e Cruccetti alla prima esperienza in nel paese
africano. “La prima parte della nostra missione a Gulu è stata
dedicata alla selezione dei casi clinici da operare, fissando
delle priorità considerando l’enorme lista d’attesa. In Uganda
generalmente la sanità si paga, compresi gli interventi e molte
famiglie, soprattutto in zone rurali come quella di Lagor, hanno
difficoltà anche a pagarsi il viaggio per recarsi in ospedale.
    Patologie che da noi sarebbero quasi routinarie, in aree simili
dell’Africa peggiorano per mancanza di screening e carenza di
farmaci. Ci ha colpito, la difficoltà nel reperire il materiale
base, dai cerotti ai sondini fino ai cateteri e agli
antibiotici”. “Il caso più particolare, assurdo per certi versi,
è stato quello che ha colpito tre fratelli, due femmine e un
maschio adolescenti, con altrettante anomalie sessuali durante
il loro sviluppo mai affrontate e curate. Per il resto, i
bambini lì sono gioiosi e felici per una caramella, un
palloncino, mentre nello sguardo dei loro genitori c’è davvero
tanta rassegnazione, umiltà, rispetto e mai una protesta. Noi
abbiamo portato le cure, la formazione per i chirurghi del posto
che hanno buone basi, ma tornando anche noi abbiamo ricevuto
molto da questa esperienza”.
    Dieci ore di lavoro al giorno per intervenire su tanti bambini
che altrimenti non avrebbero avuto alcuna possibilità di essere
curati, portando la conoscenza medico-chirurgica del presidio
materno-infantile di Ancona in quell’area sperduta del grande
continente nero: “Lì è tutto più difficile, la vita e la
sopravvivenza delle persone _ hanno aggiunto i due chirurghi del ‘Salesi’ colpiti dall’incredibile numero di bambini che
avrebbero bisogno di cure serie, specie nei contesti rurali dove
alla povertà spesso si aggiunge anche lo stigma sociale di chi
si porta dietro patologie particolari. Cosa resta di questa
missione? “I sorrisi dei bambini trattati in ospedale, gli
sguardi a volte rassegnati dei genitori e in generale – spiegano
Bindi e Cruccetti – aver capito quanto siamo fortunati rispetto
alla situazione in luoghi e comunità come questi”.
   

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